febbraio 2008


Solitamente, anche a causa delle strategie commerciali dei produttori gli utenti tendono a sostituire le stampanti dopo 3-4 anni di vita, in alcuni casi addirittura dopo soli 12 mesi. Si ha spesso la convinzione che sia indispensabile avere macchine più veloci e più performanti. Si tende ad auto convincersi che è indispensabile, al fine di velocizzare processi lavorativi, munirsi di macchine di nuova generazione. A volte, troppo spesso in realtà, si è vittima di pseudo tecnici che di fronte all’incapacità di riparare un guasto, convincono il cliente a sostituire la macchina. Tutto questo porta ad un unico devastante effetto: l’aumento del rifiuto hi-tech. Spesso mal gestito dai rivenditori.

Nell’ottica di un’economia aggressiva, che ha come unico scopo il consolidamento dei fatturati e quindi degli utili, quanto sopra descritto trova la piena approvazione di quanti si prodigano per ottenere il massimo dalle proprie azioni commerciali e di marketing.

E’ necessario però valutare l’impatto ambientale, è necessario cioè rivalutare gli standard economici e di mercato, prendendo in considerazione anche l’ambiente, la produzione e la gestione di rifiuti hi-tech.

E’ di assoluta attualità la questione dei RAEE, le normative che tardano ad essere applicate e la totale assenza di una seria campagna di sensibilizzazione verso gli utilizzatori.

La filosofia alla base di una società sostenibile dovrebbe essere centrata sul riutilizzo, il recupero, il riciclo e quindi lo smaltimento.

Riutilizzo del prodotto finché questo è possibile.

Recupero delle parti ancora funzionanti, come parti di ricambio.

Riciclo di plastica, schede elettroniche, ferro.

Smaltimento delle parti che non possono e non sono riciclabili.

Attuando queste semplici regole, la porzione di rifiuto destinata alle discariche diminuirebbe in modo apprezzabile, con conseguente vantaggio per tutti.

Pensate ad una stampante laser tradizionale (15-20 ppm), tipicamente viene alienata dopo 50-100 mila copie, a volte succede anche molto prima!!! La potenzialità di stampa della stessa è pari a 500.000 copie. Questo significa che le macchine vengono dimesse quando hanno svolto solo 1/5 del lavoro potenziale. E’ lecito dunque presupporre che le stesse possano essere riutilizzate magari da altri utenti con l’unico scopo di aumentare la percentuale di utilizzo della macchina stessa. Evitando così che prodotti funzionanti finiscano inutilmente nelle discariche.

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scanparchi.jpg

Su segnalazione dell’amico Lele Rozza partecipo anche io alla campagna (in)Catena(ti) per i parchi lombardi lanciata da Marcello Saponaro e Pippo Civati.

1) un’invocazione, “Basta al grigio Cemento……. lasciateci il verde dei prati”

2) il tagsalva+parchi” (per chi li può inserire)

3) un link, quello alla petizione già lanciata dall’Associazione per il Parco Sud di Milano che già conta 3736 adesioni. Molte ma dovranno essere moltissime

4) e poi, infine, tutti gli anelli precedenti della catena: Pippo Civati, Marcello Saponaro, Lele Rozza, …

Sperando che questo piccolo contributo possa aiutare a limitare i danni.

cyberdiscarica.jpgSono entrate in vigore le nuove normative Europee sulla gestione del fine-vita delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), normative che dovrebbero riuscire a generare un circuito virtuoso che leghi indissolubilmente le componenti della filiera produttiva, distributiva e dell’utilizzo.

Per fare un esempio concreto, prendiamo il classico caso della postazione informatica che abbiamo sulle scrivanie di casa o dell’ufficio, normalmente composta da pc, monitor e stampante.

Fino ad oggi quando queste apparecchiature si rompevano o comunque erano sostituite dal proprietario/detentore, questi era tenuto ad avviare delle determinate procedure per potersene liberare, dal momento che tali prodotti a fine-vita diventano dei rifiuti. L’utente domestico poteva recarsi all’ecocentro e conferire il materiale, i possessori di partita iva invece dovevano rivolgersi ad aziende specializzate ed adempiere agli obblighi burocratici previsti dalla Legge (scarico dal Libro dei Cespiti, compilazione del Formulario identificativo dei rifiuti e successiva annotazione sul Registro di Carico-Scarico).

In questo meccanismo si annidava un’ingiustizia evidente: il fatto che io cliente, per rinnovare la mia postazione informatica fossi costretto a pagare lo smaltimento di quella vecchia, smaltimento di rifiuti che in realtà non erano prodotti da me medesimo (in quanto utilizzatore del bene), bensì dall’azienda che in origine ha costruito il pc, il monitor e la stampante. Esiste infatti un principio di responsabilità del produttore per il fine-vita dei prodotti che immette sul mercato, e il principio è già stato più volte confermato da sentenze in diversi paesi del mondo. Se produco e commercializzo monitors a cristalli liquidi quando non esistono tecnologie per “riciclarli”, è giusto che io sostenga anche le spese per il loro corretto smaltimento.

Sulla base di queste considerazioni il Legislatore ha deciso di intervenire e decretare la costituzione di un sistema chiuso capace di addebitare tali spese ai singoli produttori/distributori. Molto semplicemente dal 2008 ogni pc, monitor e stampante (oltre agli altri apparecchi elettrici ed elettronici) dovranno essere muniti di una etichetta speciale che identificherà costruttore e distributore, in modo da poter loro imputare i costi di gestione del flusso di rifiuti prodotti dalle apparecchiature immesse nel mercato. Allora io cliente, per rinnovare la mia postazione informatica restituirò quella che voglio smaltire e non sarò costretto a pagare più nulla.

A prima vista sembrerebbe una stupefacente vittoria del cittadino consumatore sulle lobbies delle multinazionali e, allo stesso tempo, una grossa mano per destinare a riciclaggio la totalità dei rifiuti elettrici ed elettronici in circolazione.

A prima vista.

Non serve infatti essere specialisti di marketing per intuire immediatamente come in realtà andranno le cose. Evidentemente –ma con la speranza di essere smentiti- i nuovi prodotti etichettati comprenderanno nel prezzo di vendita il costo dello smaltimento, che quindi tornerà per magia a carico del cliente. E oltre il danno, la beffa, perché quel denaro sarà versato anticipatamente, cioè per un computer venduto oggi l’azienda produttrice incasserà oggi e dovrà spendere a distanza di due-tre anni, che è la vita media di una apparecchiatura tecnologica moderna come un computer o un telefonino.

Leggiamo (France Presse) della più grande operazione di migrazione dal sistema operativo chiuso (Windows) al sistema operativo aperto (linux) ad opera della polizia francese. La “gendarmerie” aveva già nel 2005 iniziato a muovere i primi passi nel mondo linux con alcune applicazioni office, passando dalla suite Microsoft Office alla suite OpenOffice, oggi spinta forse dagli enormi vantaggi che il software libero offre ha deciso di convertire gradualmente i suoi 70.000 pc a Linux Ubuntu.

“Introdurremo Linux ogni qualvolta dovremo sostituire un PC – ha dichiarato il colonnello Nicolas Geraud – Quest’anno facciamo conto di cambiare dai 5.000 agli 8.000 computer e dai 12.000 ai 15.000 nei prossimi quattro anni, in modo tale che entro il 2013-2014 tutti i nostri PC utilizzino Linux Ubuntu”.

Geraud ha spiegato che sono 3 i motivi alla base di tale decisione, diversificare i fornitori per ridurre la dipendenza da un’unica azienda, una maggiore capacità di gestione del sistema operativo, la riduzione dei costi (7 milioni di euro all’anno).

Con i suoi 100 mila impigati, la gendarmerie è la più grande amministrazione pubblica ad aver adottato sistemi operativi open source, non è però l’unica nel 2007 almeno 1200 pc della P.A. francese sono stati dotati di software libero.

linux.jpgHo appreso oggi che è iniziata una raccolta firme per il Progetto di Legge a sostegno del Software Libero nella pubblica ammnistrazione Lombarda.

Il gruppo Politica del Software che ha lavorato per la stesura di una proposta di legge “Contributo alla competitività e all’innovazione della Pubblica Amministrazione lombarda attraverso l’utilizzo di formati aperti e FLOSS per la gestione dei dati elettronici” vuole sensibilizzare, e quindi accellerare il processo di approvazione di questa legge che ormai da otto mesi è ferma in consiglio regionale.

Come già scritto l’utilizzo di software libero (come ad esempio “linux“) ha un impatto ambientale ed economico molto basso, riducendo di fatto la frequenza di aggiornamento dell’hardware si producono benefici al portafogli dell’utilizzatore ed una non trascurabile riduzione di rifiuto Hi-tech. Questi i motivi che ci hanno spinto a sottocrivere e sostenere l’appello del gruppo Politica del Software.

Stoccaggio Cartucce VuoteHP ha avviato, qualche anno fà, un programma pilota per il riciclo della plastica derivata dalle cartucce esaurite (vuote), non ha inventato niente di nuovo sia chiaro, ma il successo a spinto l’azienda ad investire e sostenere questa iniziativa. In pratica ha semplicemente applicato un processo già noto per il recupero della plastica (ABS, PET) di cui sono fatte le cartucce toner ed inkjet. Le cartucce vengono raccolte dai centri autorizzati HP (in Italia il servizio non è attivo) e successivamente avviate al riciclo, la plastica viene triturata e quindi trattata con fibre e resine particolari per renderla nuovamente utilizzabile nei processi per la produzione di nuove cartucce. Sei mesi fà HP dichiarò di aver riciclato ben 74 milioni di Kg. di plastica attravero il suo programma HP Planet Partners attirando su di se quindi la benevolenza di quanti lottano perchè le major prendano coscienza di un problema tanto importante come l’AMBIENTE.

Quanto svolto da HP è di assoluto rigore, ci auguriamo che anche altri brand possano presto imitare il colosso americano. E’ necessario però, secondo noi fare qualche precisazione in merito ai processi di riciclo. Siamo convinti che l’azione di HP sia lodevole e meriti una certa risonanza, ma siamo dell’idea che prima di avviare la plastica delle cartucce al processo di recupero sia doveroso attivare un processo di tipo diverso che permetta un reale riutilizzo delle cartucce, evitando così che le stesse debbano essere recuperate.

La RIGENERAZIONE, almeno quella fatta da noi, consente all’utente di riutilizzare le cartucce toner e inkjet, fintanto che queste non presentino anomalie strutturali (ricordiamoci che sono comunque fatte di plastica), garantendo qualità e prestazioni di rigore. Qualora non sia possibile procedere con la rigenerazione, la stessa viene avviata al recupero attivando una procedura che avrà come risultato finale una separazione dei dingolo compontenti di cui la cartuccia stessa è composta (Plastica, Ferro, Parti Elettriche, Polvere Toner). Di tutto questo solo la polvere toner viene avviato allo smaltimento (circa il 5-10% del peso complessivo della cartuccia), il resto viene avviato al recupero attraverso i canali standard.

Se la RIGENERAZIONE, intesa come quel processo produttivo attraverso cui operatori del settore qualificati e professionali fosse presa in seria cosiderazione, non tanto come valida alternativa al prodotto nuovo, ma piuttosto come possibile soluzione al problema della sostenibilità ambientale, probabilmente nel nostro paese circolerebbero molte meno cartucce vuote destinate alle discariche.