Sui rifiuti, sulle discariche, sugli inceneritori e sui termovalorizzatori ormai ne ho sentite di tutti i colori. Ma quale sarebbe una vera e concreta alternativa a questi impianti per lo smaltimento dei nostri rifiuti.” – Guido, Trescore Balneario (BG).

Questo il quesito posto alla trasmissione L’Espresso, a cui a partecipato Marcello Saponaro consigliere regionale dei Verdi in Regione Lombardia.

Come già detto in altre occasioni la nostra posizione in merito è semplice, meno produzione ove possibile e maggiore riciclo. Soprattutto nel settore hi-tech oggi è possibile, grazie proprio alla teconologia disponibile, rigenerare e quindi riutilizzare ciò che troppo spesso viene etichettato come bene obsoleto (rifiuto), senza per questo rinunciare a qualità e prestazioni.

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Solitamente, anche a causa delle strategie commerciali dei produttori gli utenti tendono a sostituire le stampanti dopo 3-4 anni di vita, in alcuni casi addirittura dopo soli 12 mesi. Si ha spesso la convinzione che sia indispensabile avere macchine più veloci e più performanti. Si tende ad auto convincersi che è indispensabile, al fine di velocizzare processi lavorativi, munirsi di macchine di nuova generazione. A volte, troppo spesso in realtà, si è vittima di pseudo tecnici che di fronte all’incapacità di riparare un guasto, convincono il cliente a sostituire la macchina. Tutto questo porta ad un unico devastante effetto: l’aumento del rifiuto hi-tech. Spesso mal gestito dai rivenditori.

Nell’ottica di un’economia aggressiva, che ha come unico scopo il consolidamento dei fatturati e quindi degli utili, quanto sopra descritto trova la piena approvazione di quanti si prodigano per ottenere il massimo dalle proprie azioni commerciali e di marketing.

E’ necessario però valutare l’impatto ambientale, è necessario cioè rivalutare gli standard economici e di mercato, prendendo in considerazione anche l’ambiente, la produzione e la gestione di rifiuti hi-tech.

E’ di assoluta attualità la questione dei RAEE, le normative che tardano ad essere applicate e la totale assenza di una seria campagna di sensibilizzazione verso gli utilizzatori.

La filosofia alla base di una società sostenibile dovrebbe essere centrata sul riutilizzo, il recupero, il riciclo e quindi lo smaltimento.

Riutilizzo del prodotto finché questo è possibile.

Recupero delle parti ancora funzionanti, come parti di ricambio.

Riciclo di plastica, schede elettroniche, ferro.

Smaltimento delle parti che non possono e non sono riciclabili.

Attuando queste semplici regole, la porzione di rifiuto destinata alle discariche diminuirebbe in modo apprezzabile, con conseguente vantaggio per tutti.

Pensate ad una stampante laser tradizionale (15-20 ppm), tipicamente viene alienata dopo 50-100 mila copie, a volte succede anche molto prima!!! La potenzialità di stampa della stessa è pari a 500.000 copie. Questo significa che le macchine vengono dimesse quando hanno svolto solo 1/5 del lavoro potenziale. E’ lecito dunque presupporre che le stesse possano essere riutilizzate magari da altri utenti con l’unico scopo di aumentare la percentuale di utilizzo della macchina stessa. Evitando così che prodotti funzionanti finiscano inutilmente nelle discariche.

cyberdiscarica.jpgSono entrate in vigore le nuove normative Europee sulla gestione del fine-vita delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), normative che dovrebbero riuscire a generare un circuito virtuoso che leghi indissolubilmente le componenti della filiera produttiva, distributiva e dell’utilizzo.

Per fare un esempio concreto, prendiamo il classico caso della postazione informatica che abbiamo sulle scrivanie di casa o dell’ufficio, normalmente composta da pc, monitor e stampante.

Fino ad oggi quando queste apparecchiature si rompevano o comunque erano sostituite dal proprietario/detentore, questi era tenuto ad avviare delle determinate procedure per potersene liberare, dal momento che tali prodotti a fine-vita diventano dei rifiuti. L’utente domestico poteva recarsi all’ecocentro e conferire il materiale, i possessori di partita iva invece dovevano rivolgersi ad aziende specializzate ed adempiere agli obblighi burocratici previsti dalla Legge (scarico dal Libro dei Cespiti, compilazione del Formulario identificativo dei rifiuti e successiva annotazione sul Registro di Carico-Scarico).

In questo meccanismo si annidava un’ingiustizia evidente: il fatto che io cliente, per rinnovare la mia postazione informatica fossi costretto a pagare lo smaltimento di quella vecchia, smaltimento di rifiuti che in realtà non erano prodotti da me medesimo (in quanto utilizzatore del bene), bensì dall’azienda che in origine ha costruito il pc, il monitor e la stampante. Esiste infatti un principio di responsabilità del produttore per il fine-vita dei prodotti che immette sul mercato, e il principio è già stato più volte confermato da sentenze in diversi paesi del mondo. Se produco e commercializzo monitors a cristalli liquidi quando non esistono tecnologie per “riciclarli”, è giusto che io sostenga anche le spese per il loro corretto smaltimento.

Sulla base di queste considerazioni il Legislatore ha deciso di intervenire e decretare la costituzione di un sistema chiuso capace di addebitare tali spese ai singoli produttori/distributori. Molto semplicemente dal 2008 ogni pc, monitor e stampante (oltre agli altri apparecchi elettrici ed elettronici) dovranno essere muniti di una etichetta speciale che identificherà costruttore e distributore, in modo da poter loro imputare i costi di gestione del flusso di rifiuti prodotti dalle apparecchiature immesse nel mercato. Allora io cliente, per rinnovare la mia postazione informatica restituirò quella che voglio smaltire e non sarò costretto a pagare più nulla.

A prima vista sembrerebbe una stupefacente vittoria del cittadino consumatore sulle lobbies delle multinazionali e, allo stesso tempo, una grossa mano per destinare a riciclaggio la totalità dei rifiuti elettrici ed elettronici in circolazione.

A prima vista.

Non serve infatti essere specialisti di marketing per intuire immediatamente come in realtà andranno le cose. Evidentemente –ma con la speranza di essere smentiti- i nuovi prodotti etichettati comprenderanno nel prezzo di vendita il costo dello smaltimento, che quindi tornerà per magia a carico del cliente. E oltre il danno, la beffa, perché quel denaro sarà versato anticipatamente, cioè per un computer venduto oggi l’azienda produttrice incasserà oggi e dovrà spendere a distanza di due-tre anni, che è la vita media di una apparecchiatura tecnologica moderna come un computer o un telefonino.

raee-rifiuti.gif Qualche giorno fà la CNN ha pubblicato i risultati di uno studio fatto nel 2004 dal governo britannico, da i quali risulta chiaro che l’utilizzo del sistema operativo Linux riduce notevolmente la produzione di rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE).

Non è difficile capirne i motivi, Linux infatti rispetto al piu’ diffuso windows è meno avido di risorse, ha quindi meno esigenze di memoria, di velocità del processore, di spazio su HadrDisk, questo di fatto porta l’utente ad utilizzare lo stesso pc per un periodo medio di circa 6-8 anni, rispetto ad un utente windows, che stando alle statistiche cambierebbe il proprio pc ogni 3-4 anni, riducendo così la produzione di rifiuti tecnologici del 50%.